Ci sono due modi molto diversi di rispondere alla domanda su come fotografare la Luna. Il primo usa la fotocamera che hai già, un teleobiettivo e un treppiede: la Luna diventa il soggetto di una fotografia intera, da sola o sopra un paesaggio. Il secondo è l’imaging planetario, con un telescopio, una camera astronomica dedicata e dei filmati al posto degli scatti singoli. Qui lo scopo diventa il dettaglio della superficie, con singoli crateri e montagne in alta risoluzione.
Le due strade hanno poco in comune, dall’attrezzatura all’elaborazione. In questa guida le tengo separate: prima la fotocamera tradizionale, poi l’imaging planetario.
Fotocamera o telescopio: le differenze
| Fotocamera e teleobiettivo | Imaging planetario | |
|---|---|---|
| Strumento | Reflex o mirrorless, teleobiettivo, treppiede | Telescopio, camera planetaria, montatura, computer |
| Cosa registri | Scatti singoli o sequenze in bracketing | Filmati di centinaia o migliaia di fotogrammi |
| Risultato | La Luna intera, da sola o con un paesaggio | Crateri e montagne in alta risoluzione |
| Elaborazione | Sviluppo del RAW e fusione HDR | Stacking e wavelet |
| Cosa conta di più | Pianificazione e composizione | Seeing e campionamento |
Come fotografare la Luna con fotocamera e teleobiettivo
È il modo più immediato per cominciare: basta una reflex o una mirrorless con un teleobiettivo. Ti servono anche un treppiede stabile e un telecomando, oppure il ritardo di scatto impostato su una decina di secondi, così la pressione del pulsante non muove l’inquadratura.
Quale focale serve per fotografare la Luna
Più la focale è lunga, più la Luna è grande nel fotogramma. Già a 200 mm, però, il disco lunare resta piccolo: per vedere bene mari e crateri servono focali molto lunghe, come un 600 mm o un 800 mm. Molte delle mie fotografie della Luna sono fatte con una Sony α7 III e un Sony FE 200-600 mm.
Quale fase scegliere
Prima di uscire controlla fase e posizione della Luna con Stellarium. La Luna piena è la più luminosa, ma il Sole la illumina di fronte e la superficie appare piatta, con poco contrasto. Intorno al primo e all’ultimo quarto la luce arriva di lato lungo il terminatore, la linea che separa la parte illuminata da quella in ombra. Lì i crateri proiettano ombre lunghe e il rilievo si legge meglio.
Con il paesaggio il discorso cambia. In queste composizioni scelgo spesso proprio la Luna piena: è piatta, ma il disco intero ha un forte impatto accanto agli elementi del terreno.
Tempi, diaframma e ISO per la Luna
Per evitare il mosso dovuto al moto della Luna trovi online diverse regole simili a quella del 500, più prudenti: dividi un numero tra 250 e 300 per la focale equivalente e ottieni il tempo massimo di scatto in secondi. Nella pratica ti consiglio di partire da circa 1/125 di secondo e di correggere il tempo guardando i risultati. È solo un punto di partenza, perché fase lunare, obiettivo e fotocamera cambiano molto le cose.
Il diaframma può stare tra f/5.6 e f/11 in base alla fase. Chiudere un po’ il diaframma migliora la nitidezza dell’obiettivo e riduce la vignettatura. Gli ISO restano bassi, quanto basta per vedere bene la superficie illuminata nell’anteprima.
L’istogramma e la messa a fuoco
Se sei abituato all’istogramma della Via Lattea, qui la campana ti sembrerà sottoesposta. È normale: con la Luna lo scopo è non bruciare le creste più luminose. Sullo schermo della fotocamera la parte illuminata deve apparire chiara ma non bianca.
Metti a fuoco a mano, ingrandendo l’anteprima sullo schermo. Sulla Luna è più semplice che sulle stelle, perché crateri, valli e montagne ti mostrano subito quando hai raggiunto la nitidezza migliore. Con molte mirrorless funziona anche l’autofocus, ma il controllo sull’anteprima ingrandita resta il più sicuro.
All’inizio limitati a scatti singoli. Ti servono per trovare l’esposizione giusta, capire con quale diaframma il tuo obiettivo rende meglio e prendere confidenza con la messa a fuoco manuale.
Fotografare la Luna nel paesaggio
Quando gli scatti singoli ti vengono bene puoi abbinare la Luna a un paesaggio preciso: un campanile, un castello, il profilo di una collina. Qui il lavoro più lungo si fa a casa. Applicazioni come Photopills o Planit Pro calcolano la posizione della Luna in un luogo, in una data e a un orario precisi. Così sai dove metterti perché sorga proprio dietro il soggetto che hai scelto. Più allunghi la focale, più la Luna ti sembrerà grande rispetto ad alberi ed edifici.


C’è poi un problema di luce. La Luna piena è molto più luminosa del paesaggio notturno e la fotocamera non riesce a raccogliere tutta la scena in un solo scatto. Per questo molte mie fotografie della Luna con il paesaggio nascono da più esposizioni, con tempi brevi per il disco lunare e tempi più lunghi per il terreno, unite poi in HDR. Per la superluna del 2022, per esempio, ho scattato tre esposizioni per ciascuna immagine.
Trovi altre fotografie di questo tipo nella galleria Luna e paesaggio terrestre e un altro esempio di ripresa in HDR nell’articolo sulla Torre Matildica di Levizzano Rangone.
Luna cinerea, HDR e Luna minerale
Fotografare la Luna cinerea
Quando la Luna è una falce sottile la parte in ombra non è del tutto buia, perché la raggiunge la luce del Sole riflessa dalla Terra. È la luce cinerea. Per fotografarla serve la logica dell’HDR: la falce illuminata richiede tempi brevissimi, la parte cinerea tempi molto più lunghi.
Usa il bracketing della fotocamera con tre o più scatti. La fotocamera cambia i tempi da sola e tu non tocchi i comandi tra uno scatto e l’altro: così la Luna si sposta poco nell’inquadratura.

Un astroinseguitore aiuta molto. Non è pensato per le lunghe focali, ma qui non deve inseguire per minuti come con la Via Lattea: bastano pochi secondi. Così puoi allungare le pose della sequenza e tenere gli ISO più bassi, con meno rumore e una Luna ferma. In una delle mie sequenze ho usato cinque scatti a 600 mm, f/6.3 e ISO 200, con tempi da 1/640 di secondo fino a 6 secondi.
Trovi i passaggi sul campo nell’articolo sulla Luna cinerea in HDR. Se stai valutando un astroinseguitore, c’è il mio confronto tra tre modelli.
Per la Luna ti consiglio un astroinseguitore con il moto lunare e una buona capacità di carico, che regga un teleobiettivo lungo anche durante i bracketing sulla Luna e sulle eclissi. Nel video ti mostro l’iOptron HST MiniTracker alla prova sulla Via Lattea, sulla Luna e sulle nebulose.
La Luna minerale
A occhio la Luna sembra grigia, ma la superficie ha lievi differenze di colore legate ai minerali dei terreni. Spingendo la saturazione in elaborazione queste differenze diventano visibili: è la Luna minerale. Il risultato ha un valore estetico, non scientifico. Si può partire anche da un singolo scatto: per la Luna minerale del mio libro ho usato una Canon EOS R5 e un 800 mm, a 1/1000 di secondo, f/11 e ISO 1000.

Trovi l’elaborazione in Photoshop passo per passo nel tutorial sulla Mineral Moon.
Eclissi, occultazioni e transiti
La Luna offre anche eventi da segnare sul calendario. Durante un’eclissi di Luna la luminosità cambia molto tra una fase e l’altra e il bracketing torna utile. Nelle occultazioni la Luna passa davanti a un pianeta o a una stella e conviene registrare un video: trovi un esempio nell’articolo sull’occultazione di Venere del 9 novembre 2023.
Per il passaggio della Stazione Spaziale Internazionale davanti al disco lunare, il sito transit-finder.com calcola dove e quando trovarti. Il transito dura un attimo e anche in questo caso è meglio registrare un filmato.

Altre idee sono raccolte nella galleria dedicata a cinerea, eclissi, occultazioni e congiunzioni.
Come fotografare la Luna con l’imaging planetario
Nell’imaging planetario il teleobiettivo lascia il posto a un telescopio e la fotocamera a una camera astronomica collegata al computer. Invece di scatti singoli registri filmati. Lo scopo è il dettaglio: un singolo cratere o una catena montuosa ripresi in alta risoluzione. La Luna è molto luminosa, quindi la puoi fotografare anche da un cielo con molto inquinamento luminoso, dal giardino o dal terrazzo di casa.
Telescopio e camera planetaria
Per l’alta risoluzione conta il diametro del telescopio: ti consiglio di partire da 150 mm in su. Ci sono eccezioni. Un Maksutov da 127 mm senza lente di Barlow, per esempio, riprende la Luna intera con una bella resa ed è leggero da portare in giro.
Reflex e mirrorless non sono l’ideale per questo lavoro. Serve una camera planetaria, con un sensore piccolo e pixel che di solito misurano tra 2 e 6 micron. Il collegamento USB 3.0 è quasi obbligatorio, perché il flusso di fotogrammi verso il computer deve scorrere senza rallentamenti. Il sensore piccolo permette molti fotogrammi al secondo. Con la funzione ROI (Region Of Interest) puoi usarne solo una parte e alzarli ancora.
Il seeing decide la serata
Il seeing è la turbolenza dell’atmosfera ed è il fattore che pesa di più nell’imaging planetario. Gli strati d’aria in movimento fanno tremolare l’immagine, come se la guardassi attraverso uno specchio d’acqua. Con lo stesso telescopio alcune sere danno ottimi risultati e altre no. Prima di uscire guarda le previsioni del seeing (per esempio su meteoblue) e osserva le stelle: se scintillano molto la turbolenza è forte.
Lascia anche acclimatare il telescopio. L’aria nel tubo crea moti che rovinano l’immagine anche quando il seeing è buono. Se usi un telescopio a specchi, controlla la collimazione.
Per i dettagli punta le zone vicine al terminatore, dove la luce radente allunga le ombre di crateri e montagne.


Campionamento e lente di Barlow
Il campionamento indica quanta porzione di cielo cade su ogni pixel del sensore. Se il pixel è troppo grande perdi dettagli che il telescopio potrebbe mostrare. Se è troppo piccolo dividi l’immagine in porzioni più minute del dettaglio che il telescopio riesce a separare.
Per arrivare al campionamento giusto usi una lente di Barlow, che moltiplica la focale: un telescopio da 1.000 mm con una Barlow 3x lavora a 3.000 mm. Nel libro faccio questo esempio: con un telescopio da 200 mm di diametro e pixel da 2,9 micron servono circa 3.000 mm di focale, cioè un rapporto focale intorno a f/15. In pratica il rapporto focale di lavoro è circa cinque volte la dimensione del pixel in micron. Personalmente mi sono sempre trovato meglio con camere a pixel grandi e una Barlow adeguata, piuttosto che con pixel molto piccoli.
La ripresa: filmati e lucky imaging
L’imaging planetario si basa sulla lucky imaging: registri centinaia o migliaia di fotogrammi brevi e in elaborazione tieni quelli che la turbolenza ha disturbato meno. Per questo servono molti fotogrammi al secondo. Dalla mia zona, con un seeing quasi sempre scarso a causa delle colline vicine, riprendo di solito tra 60 e 150 fotogrammi al secondo.
Nel libro uso SharpCap. Per mettere a fuoco abbassi esposizione e guadagno fino a una luminosità comoda, tenendo almeno 5-10 fotogrammi al secondo per vedere subito l’effetto di ogni regolazione. Per la ripresa tengo la luminosità tra il 50% e il 70%, controllando l’istogramma: le parti più chiare non devono saturare, ma la scena non deve risultare sottoesposta. Se ti servono più fotogrammi al secondo, accorci il tempo di esposizione o riduci il ROI. Il formato di uscita è il SER, pensato per la ripresa astronomica. Con una camera a colori scegli RAW8.
La messa a fuoco va ricontrollata più volte durante la sessione, con piccoli movimenti avanti e indietro rispetto al punto migliore.
Nel video ne parlo con Andrea Vanoni, partendo dalle domande più frequenti su strumenti e prime riprese. Trovi la sintesi nell’articolo Come iniziare a fare imaging planetario.
Stacking, wavelet e mosaici
Il filmato si elabora in due passaggi. Il primo è lo stacking: AutoStakkert! analizza i fotogrammi, sceglie i migliori e li somma in un’unica immagine più pulita. Il secondo estrae i dettagli con le wavelet di Registax. AstroSurface è un’alternativa gratuita che fa entrambe le cose. Le novità della versione 2023 sono nell’articolo su AutoStakkert 2023.
Se vuoi un’immagine più ampia di quella che entra nel sensore, riprendi un mosaico: più filmati su zone vicine della superficie, ognuno con una parte in comune con il successivo per non lasciare buchi nel montaggio. SharpCap ha anche un assistente per i mosaici lunari. Altre riprese sono nella galleria Imaging planetario del mio portfolio.
Da dove cominciare?
Se hai già una fotocamera e un teleobiettivo, parti da lì. Con gli scatti singoli impari esposizione e messa a fuoco, poi passi al paesaggio, alla cinerea e all’HDR. L’imaging planetario richiede più attrezzatura e più pazienza, ma è l’unica strada per riprendere crateri e montagne in alta risoluzione.
Sul campo la Luna la fotografiamo insieme nel workshop di astrofotografia alla Luna, con i teleobiettivi su astroinseguitore e con gli strumenti per l’imaging planetario. Le nuove date compaiono nella pagina del workshop quando torna in calendario. Per costruire le basi da casa c’è il corso online di astrofotografia e fotografia notturna.
Domande frequenti
Quali parametri usare per fotografare la Luna?
Con fotocamera e teleobiettivo parti da circa 1/125 di secondo, un diaframma tra f/5.6 e f/11 e ISO bassi, poi correggi guardando i risultati. L’istogramma sembrerà sottoesposto: va bene così, l’importante è non bruciare le zone più luminose.
Serve un telescopio per fotografare la Luna?
No. Con un teleobiettivo lungo fotografi la Luna intera, da sola o con un paesaggio. Il telescopio serve se vuoi i dettagli della superficie in alta risoluzione, con la tecnica dell’imaging planetario.
Qual è la fase migliore per fotografare la Luna?
Per il rilievo dei crateri le fasi intorno al primo e all’ultimo quarto, con la luce radente lungo il terminatore. Per la Luna con il paesaggio va bene anche la Luna piena.



