Come fotografare la Via Lattea: la guida completa, dal treppiede all’astroinseguitore

Luca Fornaciari
Luca Fornaciari Fotografo professionista e formatore
Castelluccio di Norcia: la fioritura e la Via Lattea | Panoramica 180° pano nightscape nightscapes milky way night sky astrophotography astrofotografia flower astroinseguitore star adventurer sky watcher astrofotografia paesaggistica notturna

Come fotografare la Via Lattea è la domanda che mi sento fare più spesso, nelle lezioni online e alle serate pubbliche. Chi la fa di solito spera esista un obiettivo particolare o un’impostazione segreta e la risposta lo delude un po’. Prima di tutto serve un cielo buio e serve sapere in quali notti la Via Lattea è visibile nel cielo.

Qui trovi i passaggi di pianificazione e scatto nell’ordine in cui li affronto io sul campo. Si parte dal posto e dal calendario, poi vengono l’attrezzatura e lo scatto. In fondo trovi tecniche che migliorano il risultato prima ancora di spendere un euro su nuovi strumenti.

Dove fotografare la Via Lattea: il cielo prima di qualsiasi cosa

La Via Lattea non si fotografa dove non la vedi bene a occhio nudo. Non è una questione estetica. La luminosità del cielo, gonfiata dall’inquinamento luminoso, copre il segnale debolissimo della galassia e quello che il sensore non ha registrato nessun software lo può recuperare. Dalla città non la si fa e spesso nemmeno dai piccoli paesi.

Per scegliere il posto uso lightpollutionmap.info, una mappa gratuita dell’inquinamento luminoso. I suoi valori non sono precisi né recenti, ma bastano a restringere il campo. Il mio consiglio è cercare zone con una luminosità del cielo stimata da 20,8/21 in su sulla scala SQM, che va da 16 a 22: più il numero è alto, più il cielo è buio. Poi scegli una notte senza Luna.

La situazione italiana è pessima dal punto di vista dell’inquinamento luminoso, eppure tra monti e valli restano ancora angoli dove il cielo è buono. I cieli migliori li ho trovati lontano da qui, nei deserti, dove le stelle sono così tante che riconoscere le costellazioni diventa quasi difficile. C’è però un compromesso che conosco bene: i luoghi più fotogenici, tra cipressi, lavanda e castelli, sono spesso sotto cieli tutt’altro che perfetti. Una bella foto della Via Lattea nasce quindi dall’equilibrio tra la qualità del cielo e il carattere del paesaggio che completa la composizione.

Via Lattea sopra un campo di lavanda con le lucciole, fotografia di Luca Fornaciari
Il giardino delle stelle: la Via Lattea sopra un campo di lavanda, foto selezionata da Capture the Atlas per il Milky Way Photographer of the Year 2026, 9ª edizione.

Quando si vede la Via Lattea in Italia

Se pensi alla Via Lattea, probabilmente immagini quella estiva. È la più fotografata e c’è un motivo: nella costellazione del Sagittario guardiamo verso il centro della galassia, una regione fittissima di stelle, polveri e nebulose che la rende più luminosa e colorata. Dall’Italia la fotografi da aprile a settembre e le notti migliori sono quelle di luglio e agosto. Da giugno inoltrato, sotto un cielo buio, basta guardare verso sud.

Non è l’unico periodo. In inverno vediamo un’altra zona del disco galattico, meno brillante ma accompagnata da Orione e dalle sue nebulose. In primavera e in autunno invece la Via Lattea resta vicina all’orizzonte e la trovi solo poco prima dell’alba o subito dopo il tramonto.

C’è anche un dettaglio che cambia la composizione. La Via Lattea è un piano che vediamo dall’interno e l’angolo con cui taglia l’orizzonte cambia con le ore e con i mesi: certe notti si alza quasi verticale, altre attraversa il cielo in una diagonale bassa. Per questo pianifico sempre con Stellarium, gratuito per computer e disponibile anche per smartphone. Lo apro a casa, settimane prima, e vedo dove sarà la Via Lattea, ora per ora, dal punto esatto in cui ho deciso di scattare.

Panoramica a 180 gradi della Via Lattea invernale fotografata da Gran Canaria
Panoramica di 180° della Via Lattea invernale da Gran Canaria. Sony α7 III modificata Super UV-IR Cut, Sony FE 20mm f/1.8 G, astroinseguitore Omegon MiniTrack LX4: nove scatti inseguiti per il cielo e nove non inseguiti per il terreno.

D’inverno pesa anche la scelta della fotocamera, e ne parlo in questo video, dove confronto la Via Lattea invernale ripresa con e senza modifica del sensore. La versione scritta è nell’articolo sulla Via Lattea invernale.

Fotografare la Via Lattea invernale con o senza macchina fotografica modificata

L’attrezzatura: cosa serve davvero

All’inizio va bene quello che hai. Una reflex o una mirrorless con la modalità manuale, full frame o APS-C: marca e modello contano meno di quanto si pensi.

Conta di più l’obiettivo. Serve un grandangolo, tra 14 e 35 mm su full frame e un po’ più corto su APS-C, e soprattutto luminoso, con un buon diametro e un’apertura di f/2.8 o maggiore. La luce raccolta cresce con il quadrato del diametro del diaframma: un f/2 raccoglie quasi il doppio di un f/2.8, un f/1.4 esattamente quattro volte tanto. Con un segnale debole come quello della Via Lattea, questa differenza vale più di qualsiasi aggiornamento del corpo macchina.

Il treppiede non deve essere professionale, ma deve essere solido. Con pose da dieci o quindici secondi basta una vibrazione minima per buttare lo scatto e per non toccare la fotocamera è sufficiente il ritardo di una decina di secondi impostato in macchina. Porta con te batterie di ricambio e una torcia frontale con luce rossa dimmerabile: ti fa vedere i comandi della fotocamera senza rovinare la visione notturna, che ha bisogno di venti o trenta minuti di buio per adattarsi del tutto. D’inverno aggiungi una fascia anticondensa per l’obiettivo.

La messa a fuoco sulle stelle

Di notte l’autofocus non è affidabile. Passa al fuoco manuale, attiva il live view, ingrandisci al massimo su una stella brillante e gira la ghiera piano, finché la stella diventa il punto più piccolo possibile. In mancanza di una stella abbastanza luminosa va bene anche una luce artificiale molto lontana. La prima volta sembra un lavoro lungo, dopo qualche uscita lo fai senza pensarci.

Ricontrolla il fuoco più volte durante la notte. Un errore anche piccolo rovina l’intera sessione, e te ne accorgi solo a casa.

Come fotografare la Via Lattea dal treppiede: tempi, diaframma e ISO

Dal treppiede il diaframma va a tutta apertura. Il limite vero è il tempo di posa: la Terra ruota, le stelle si spostano e oltre un certo numero di secondi diventano trattini. Più la focale è lunga, prima succede.

La vecchia regola del 500, o del 600, divide quel numero per la focale: con un 20 mm su full frame dà 30 secondi. È nata ai tempi della pellicola, e con i sensori di oggi spesso restituisce stelle allungate. Ne ho spiegato i motivi nell’articolo su perché la regola del 500 o 600 non funziona. Più vicina alla realtà è la regola NPF, che tiene conto anche del diaframma e della dimensione dei pixel. Nella versione semplificata moltiplichi l’apertura per 35, aggiungi la dimensione del pixel in micron moltiplicata per 30 e dividi tutto per la focale. Con pixel da 6 micron, f/2.8 e 20 mm ottieni (35 × 2,8 + 30 × 6) / 20 = 13,9 secondi. Meno della metà della regola del 600. Se non vuoi fare i conti, li fa il modulo di calcolo NPF del sito.

Però non passare la notte a fare calcoli. Usa la NPF per arrivare sul campo con un’idea, poi fai qualche scatto di prova, ingrandisci al centro del fotogramma, dove le deformazioni dell’obiettivo non ti confondono, e accorcia o allunga il tempo guardando la forma delle stelle. Su una full frame da circa 24 megapixel, con focali tra 20 e 24 mm, di solito si resta tra 10 e 15 secondi. Con sensori a risoluzione più alta il limite scende.

Gli ISO e l’istogramma

Per gli ISO parti da un valore tra 800 e 1600 e guarda l’istogramma. La curva non deve schiacciarsi a sinistra, contro il nero: un cielo sottoesposto non contiene le informazioni sulla Via Lattea e in elaborazione non le ritrovi.

Lo stacking: più scatti, meno rumore

Dopo le prime prove noterai una cosa. Quando sviluppi il RAW e provi a far emergere la Via Lattea, oltre una certa soglia compare un disturbo fastidioso e i dettagli non aumentano più. È il limite di uno scatto di pochi secondi: il rumore dovuto ai fotoni cresce con la radice quadrata del segnale, quindi più luce raccogli, migliore è il rapporto segnale/rumore.

Dal treppiede la soluzione non costa niente. Invece di una foto ne fai una serie identica, dieci, venti o più, e le integri al computer: il segnale si somma, il rumore casuale si attenua. Quindici scatti da 20 secondi diventano un’immagine da 5 minuti di integrazione, più pulita e con più informazioni anche nel colore. Non allungare troppo la sequenza, però, perché il cielo si sposta rispetto al paesaggio. Io resto tra i 5 e i 10 minuti complessivi.

Per pochi scatti basta anche Photoshop. Per sequenze più lunghe ci sono software gratuiti come Siril o DeepSkyStacker, ed entrambi ti chiederanno i dark frame. Sono scatti fatti con il tappo sull’obiettivo, con gli stessi ISO e lo stesso tempo di posa, e servono a togliere i pixel caldi, quei puntini luminosi fissi che lo stacking non elimina perché si ripetono identici in ogni foto. Fanne almeno una decina a fine sessione, quando il sensore ha ancora la temperatura degli scatti al cielo. L’alternativa più semplice, ma meno efficace, è attivare in macchina la riduzione del rumore sulle lunghe esposizioni: dopo ogni foto la fotocamera scatta da sola un dark e lo sottrae.

Tutto il percorso dal treppiede, a costo zero, lo racconto nel video qui sotto e nell’articolo sulla Via Lattea dal treppiede.

Astrofotografia facile e a basso costo: fotografare la Via Lattea dal treppiede

Lo scatto separato per il terreno

Con pose così brevi il paesaggio esce quasi sempre scuro e povero di dettagli, perché il terreno è molto meno luminoso del cielo. La soluzione è uno scatto a parte, solo per il terreno, con un tempo molto più lungo. Le stelle si allungheranno, ma in quella foto non ti interessano. Puoi anche abbassare gli ISO e chiudere il diaframma per avere più profondità di campo.

In elaborazione unisci la parte buona di ciascuna foto, il cielo dalla prima e il terreno dalla seconda. Sarà il tuo primo fotomontaggio, ed è una pratica normale in questo genere di fotografia. Con lo stesso principio arrivano le panoramiche: ruoti la fotocamera sul campo e unisci gli scatti in fase di sviluppo.

Panoramica notturna della Via Lattea sopra il Rifugio Fauniera a Castelmagno
Panoramica notturna della Via Lattea al Rifugio Fauniera, Castelmagno (CN), sotto uno dei cieli più belli delle Alpi occidentali.

Il salto di qualità: l’astroinseguitore

Prima o poi ci arriverai. L’astroinseguitore è il primo acquisto davvero dedicato all’astrofotografia: muove la fotocamera con lo stesso moto delle stelle, che per il sensore restano ferme, e la posa può durare minuti invece che secondi. Così abbassi gli ISO, chiudi un po’ il diaframma, verso f/4 o f/5, per ridurre le deformazioni ai bordi, e raccogli abbastanza luce da avere una bella Via Lattea anche in un solo scatto.

Nelle prime uscite parto da ISO tra 400 e 800 e pose di circa due minuti. Prima, però, l’astroinseguitore va equilibrato e allineato al polo nord celeste, vicino alla stella Polare, con il cannocchiale polare. La prima volta spaventa quasi tutti. Dopo qualche prova diventa una faccenda di pochi minuti. E con l’inseguimento acceso a venire mossa è la terra: lo scatto separato per il terreno, con l’astroinseguitore spento, smette di essere un’opzione e diventa obbligatorio.

Se stai valutando quale comprare, nel confronto tra Star Adventurer, Omegon MiniTrack e MSM Nomad trovi le differenze tra i modelli che uso.

Come fotografare la Via Lattea con l'astroinseguitore: singola posa da 30 secondi al Lago della Ninfa
Una singola posa inseguita da 30 secondi alla Via Lattea al Lago della Ninfa, sull’Appennino modenese.

Tra messa al polo e fotomontaggio, detto così sembra tanto, e la prima notte lo è. Si impara molto più in fretta sul campo, con qualcuno accanto che ti corregge mentre lo fai. Per questo d’estate porto i partecipanti dei miei workshop di fotografia notturna sotto la Via Lattea, con gli astroinseguitori forniti. Se invece vuoi partire dalla teoria, o lavorare sui tuoi file, ci sono le lezioni individuali online.

Fotocamera modificata e filtri: servono?

Sono due domande che tornano spesso, e la risposta breve è che all’inizio non servono. Le fotocamere normali hanno davanti al sensore un filtro che blocca buona parte della luce rossa dell’idrogeno ionizzato, la riga H-alfa a 656,3 nm, quella delle grandi nebulose a emissione. Modificare la fotocamera vuol dire togliere o sostituire quel filtro. D’estate il centro galattico è così luminoso che la Via Lattea viene bene anche con un sensore originale. D’inverno la modifica pesa di più, perché senza quel bagliore sono proprio le nebulose attorno a Orione a dare vita all’immagine, e una fotocamera normale le registra a fatica. Trovi tutti i dettagli nell’articolo su come modificare la macchina fotografica per astrofotografia.

Via Lattea ai cipressi di San Quirico d'Orcia ripresa a 18 mm con fotocamera non modificata
A 18 mm con fotocamera non modificata: Sony α7 III, Sony 12-24mm f/2.8 GM, astroinseguitore Omegon MiniTrack LX4. Cielo 4 × 180 secondi, terreno 1 × 240 secondi.
Via Lattea ai cipressi di San Quirico d'Orcia ripresa a 20 mm con fotocamera modificata, con le nebulose rosse
La stessa scena a 20 mm con fotocamera modificata Super UV-IR Cut: emergono le nebulose rosse lungo la Via Lattea. Sony 20mm f/1.8 G, astroinseguitore MSM Nomad, stessi tempi.

Ci sono poi i filtri contro l’inquinamento luminoso, frontali di grande diametro oppure a clip, da inserire nel corpo macchina. Funzionano bene contro le vecchie lampade al sodio e al mercurio, che emettono in punti precisi dello spettro. Con i LED dell’illuminazione pubblica, che emettono su una banda molto ampia, fanno molto meno. Qualunque modello valuti, guarda il grafico di trasmissione: se il produttore non lo mostra, non sai cosa stai bloccando.

Domande frequenti

Qual è il periodo migliore per fotografare la Via Lattea?

Per la Via Lattea estiva, quella con il centro galattico, da aprile a settembre, con luglio e agosto come mesi migliori. In inverno si fotografa la zona di Orione. In ogni caso scegli notti senza Luna e controlla orari e direzione con Stellarium.

Quale obiettivo serve per fotografare la Via Lattea?

Un grandangolo luminoso, tra 14 e 35 mm su full frame, con apertura f/2.8 o maggiore. Dal treppiede la luminosità conta più di tutto. Con l’astroinseguitore puoi chiudere un po’ il diaframma, e va bene anche un f/4.

Serve per forza un astroinseguitore?

No. Dal treppiede, sotto un buon cielo e con lo stacking, ottieni già risultati che sorprendono. L’astroinseguitore alza il livello quando vuoi pose lunghe e un singolo scatto già pulito.

Si può fotografare la Via Lattea dalla città?

No. Se a occhio nudo non la vedi, non la fotografi: l’inquinamento luminoso copre il segnale e nessun software lo restituisce. Allontanati dalle luci e cerca il cielo più buio che riesci a raggiungere.

E quindi?

Per fotografare la Via Lattea la scelta più importante la fai prima di partire quando decidi dove andare e in quale notte. Sul campo ti basta l’attrezzatura che probabilmente hai già, purché il grandangolo sia luminoso e il treppiede non vibri. Il resto lo fanno una messa a fuoco curata e qualche scatto di prova per trovare tempo e ISO. Stacking e scatto per il terreno ti porteranno avanti molto prima di qualsiasi acquisto, e l’astroinseguitore arriverà quando ne sentirai il bisogno. Ogni passaggio lo approfondisco nel terzo capitolo del mio libro Fotografia astronomica.

E ogni tanto alza gli occhi dallo schermo. Sotto un cielo davvero buio la Via Lattea va ben oltre qualsiasi fotografia.

Luca Fornaciari

Luca Fornaciari

Sono un fotografo professionista, specializzato per passione nella fotografia notturna e nell'astrofotografia. Lavoro come fotografo, ma soprattutto come formatore: ti insegno a fotografare le stelle con corsi, lezioni online, workshop sul campo e viaggi fotografici.

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