Se hai uno smart telescope o uno stack già pronto che non sai come elaborare, AstroWizard è nato esattamente per offrirti una soluzione semplice e rapida. È gratuito, gira su Windows, Mac e Linux, e ti porta da un file integrato a un’immagine finita passando per nove passaggi comprensibili e semplici. Nessun account da creare, nessuna pubblicità, nessuna attivazione.
Lo ha scritto Luke Newbould, il Lukomatico che trovi su YouTube. È in open beta e la build corrente porta la data del 18 settembre 2026. I numeri di versione qui non esistono: ogni rilascio ha una data e un nome e quello di settembre si chiama True Colours.
Che cosa fa AstroWizard
Prende un’immagine già integrata e la elabora. Non fa stacking delle singole pose: quello lo fa già il tuo Seestar, oppure DeepSkyStacker, Siril, ASTAP o PixInsight. AstroWizard parte da lì e legge FITS, TIFF e XISF, qaccettando anche lo stack che lo smart telescope ti restituisce a fine sessione senza che tu abbia fatto ancora nulla.
L’idea dietro al programma è meno banale di quanto sembri. Secondo l’autore l’elaborazione astronomica non è difficile in sé: è che di solito può sembrare un insieme di passaggi e conoscenze un po’ complessi. Apri PixInsight per la prima volta e hai davanti duecento processi senza un percorso chiaro. AstroWizard toglie l’incertezza e ti mostra in fila i passaggi, uno dopo l’altro.
I nove passaggi
- Carichi l’immagine
- Ritagli l’immagine
- Togli il gradiente indesiderato
- Bilanci il colore
- Fai lo sharpening
- Riduci il rumore
- Lo stretch
- Rifinisci
- Esporti e condividi

Finché l’immagine è lineare il gradiente del fondo cielo è un insieme di sfumature che possono essere isolate e sottratte. Se fai lo stretch prima, quel gradiente viene sviluppato insieme al segnale e diventa molto difficile rimuoverlo. Vale lo stesso per il disturbo: la riduzione lavora sui dati lineari, dove il rumore ha ancora una statistica prevedibile e non sull’immagine già stretchata.
Nelle lezioni questo è il singolo errore che vedo più spesso. Chi arriva con un’immagine già sviluppata ma ancora piena di chiazze colorate, convinta che il problema sia il cielo del suo giardino e invece è l’ordine delle operazioni.

Cosa è arrivato con la build del 18 settembre 2026
Quattro cose.
Star-True Colours. È una calibrazione fotometrica del colore basata sulle stelle del campo, confrontate con il catalogo Gaia dell’ESA. Tradotto: il bilanciamento del colore smette di essere una cosa che decidi a occhio spostando dei cursori e diventa una misura. Il programma guarda migliaia di stelle di cui conosce il colore reale e riporta la tua immagine su quella scala. È la stessa idea dello SPCC di PixInsight e di Siril.
Lo stretch iperbolico manuale nel passaggio 7, dichiarato dall’autore nella stessa forma di quello di PixInsight. Se hai già lavorato con GHS sai di cosa si tratta: è un buon modo per sviluppare l’immagine e il fondo cielo senza gonfiare le stelle.

La conversione da dual-band a palette SHO già al passaggio 1. Carichi due stack in banda stretta e ne esce un’immagine in palette Hubble (una simulazione della Hubble Palette, perché quella vera richiede tre canali ripresi con singoli filtri Ha, OIII e SII).
The Scrying Orb, che rigenera in GIF animata tutti i passaggi che hai fatto. Serve a poco per la qualità dell’immagine, ma serve parecchio per capire cosa hai fatto, perché vedi il tuo stesso lavoro scorrere dall’inizio alla fine.

Cosa devi installare prima di partire
AstroWizard da solo non fa tutto: per alcuni passaggi usa programmi esterni.
- GraXpert, gratuito, per gradiente e riduzione rumore
- StarNet2, gratuito, per separare le stelle dal resto
- La famiglia RC-Astro, a pagamento, con periodo di prova. Facoltativa
C’è un passaggio che fa perdere tempo a tutti: GraXpert va aperto una volta da solo, fuori da AstroWizard, e vanno lanciate una volta ciascuna l’estrazione del fondo e la riduzione del rumore. Solo così scarica i suoi modelli di intelligenza artificiale. Se salti questo punto, dentro AstroWizard quei due passaggi non funzionano.
Poi apri le impostazioni e indichi al programma dove si trovano gli eseguibili.
Sull’hardware l’autore è tranquillo: una macchina modesta va bene, la scheda grafica aiuta sui passaggi con l’IA ma su CPU funzionano lo stesso, solo più lentamente. Servono Windows 10 o 11, un Mac con processore Apple o Intel, oppure Linux a 64 bit.
Dove AstroWizard si ferma

Non ci sono maschere e non ci sono interventi selettivi. Tutto quello che fai vale per l’intero fotogramma. Va benissimo finché la tua immagine ha un soggetto e un fondo cielo, e smette di bastare nel momento in cui ti accorgi che il nucleo di M42 è bruciato mentre le zone esterne sono ancora scure, oppure che una galassia avrebbe bisogno di uno sharpening diverso dal resto del campo.
L’ordine fisso è il suo pregio ed è anche il suo limite. Non puoi tornare indietro di tre passaggi, cambiare una cosa e ripartire da lì con un flusso diverso.
Quando arrivi a percepire i limiti di AstroWizard significa che l’immagine che hai in mano vale più del software che stai usando, ed è il momento di imparare uno strumento vero. È il lavoro che facciamo nelle lezioni individuali online di astrofotografia: si parte dai tuoi file, o dai miei, e si costruisce un flusso che funziona sul tuo setup, sul tuo cielo e con i migliori programmi di riferimento per l’astrofotografia.
Conviene se hai uno smart telescope?
Sì, ed è il caso in cui conviene di più. Gli stack che escono da un Seestar S50 Pro o da un Seestar S30 sono file FITS già integrati e già puliti dal punto di vista della calibrazione. Il lavoro che resta è proprio quello che AstroWizard copre, e lo copre senza chiederti di imparare prima un’interfaccia complessa.
C’è anche il lato opposto della cosa, ed è il motivo per cui ne vale la pena. Chi compra uno smart telescope di solito si ferma all’immagine che esce dall’app del telefono, e quell’immagine è una frazione di quello che il file contiene davvero. Passarla dentro nove passaggi cambia il risultato in modo soddisfacente.
AstroWizard o Siril?
Sono due cose diverse e non si escludono.
Siril 1.4 è un programma più completo, seppur sempre gratuito e limitato: calibra, allinea, impila, e ha il drizzle, lo SPCC con catalogo Gaia utilizzabile offline, la risoluzione astrometrica con correzione della distorsione e lo scripting in Python. Chiede però che tu capisca cosa stai facendo, perché non ti guida molto.
AstroWizard non arriva altrettanto lontano, ma ti fa uscire con un’immagine finita fin dalla prima volta. Se hai iniziato da poco il primo risultato decente vale più della complessità che non sai ancora gestire.
Il percorso sensato se sei all’inizio: usi AstroWizard adesso, ti prendi le soddisfazioni, e quando riterrai di voler progredire potrai valutare di imparare PixInsight, il riferimento nel settore. Se preferisci non impararlo da solo, il passaggio da un flusso guidato a un flusso tuo è uno degli argomenti dei corsi online di gruppo e dei workshop in calendario.
Una nota per chi ancora non fa stacking: lo stesso autore ha in beta pubblica anche StackingWizard, che si occupa della fase prima, quella delle singole pose. Sono due programmi separati.
Da dove si comincia
Si scarica dal sito ufficiale di AstroWizard, si installa GraXpert, lo si apre una volta da solo, e si parte con un’immagine. Se non hai ancora niente di decente da elaborare, dentro il programma c’è una libreria gratuita di dati di prova, così impari il percorso su file che funzionano e poi lo ripeti sui tuoi.
Un consiglio: la prima volta usa un’immagine che hai già elaborato in altro modo. Avere un termine di paragone ti dice in dieci minuti se AstroWizard ti serve davvero o no.
Domande frequenti
AstroWizard è davvero gratuito?
Sì. Gli unici strumenti a pagamento che può usare sono quelli di RC-Astro e sono facoltativi: GraXpert e StarNet2 coprono le stesse funzioni gratis.
Serve un computer potente?
No. Una macchina normale basta. Una scheda grafica dedicata velocizza i passaggi con l’intelligenza artificiale, ma sulla sola CPU funzionano comunque.
Funziona con i file del Seestar?
Sì, e sono fra i formati per cui è stato pensato. Legge FITS, TIFF e XISF, quindi va bene anche quello che esce da Dwarf, DeepSkyStacker, Siril, ASTAP e PixInsight.
Sostituisce PixInsight?
No, e non ci prova. Copre il tratto che va da uno stack grezzo a un’immagine pubblicabile con passaggi semplici ma limitati.
In sintesi
AstroWizard è il software che mancava a chi ha comprato uno smart telescope e si è fermato lì. Gratuito, ordinato, in open beta ma già funzionante e utile, e con la build del 18 settembre 2026 ha aggiunto la calibrazione fotometrica del colore, che fino a ieri era roba da programmi a pagamento. Scaricalo, dedicagli una serata con una tua immagine già elaborata altrove e giudica sul risultato.

